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PROGRAMMA ELETTORALE ELEZIONI REGIONALI 2024

𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗧𝗔𝗧𝗢 – PROGRAMMA ELETTORALE ELEZIONI REGIONALI 2024

Sommario

SARDIGNA NATZIONE INDIPENDENTZIA
I VALORI
QUESTIONE NAZIONALE SARDA, MODIFICHE ISTITUZIONALI
-INTERRELAZIONE CONTINUA CON LE ESPRESSIONI POLITICHE E -CULTURALI SARDE
RISARCIMENTO DEI DANNI CAUSATI AL POPOLO DELLA -SARDEGNA
SALVAGUARDIA DEL BENE AMBIENTE
Su Cumonale Regionale
SOVRANITA’ SUI BENI ARCHEOLOGICI
CANCELLARE L’INSULARITA’ IN COSTITUZIONE
FERMARE LO SPOPOLAMENTO
FEDERALISMO INTERNO E RIFORME
SOVRANITA’ URBANISTICA E AUTOGOVERNO DEI TRASPORTI
Autogoverno dei trasporti
Continuità ferroviaria
SOVRANITA’ SANITARIA
Sanità
Mater Olbia
SOVRANITA’ ENERGETICA – ENERGIA
Punti fermi da rispettare
Un sistema energetico sardo, E.D.;
Risorse per E.D.
Produttori di energia, o meglio trasformat di energia di E.D
OCCUPAZIONE MILITARE
Equiparazione dei poligoni ai teatri di guerra
SOVRANITA’ LINGUISTICA – BILINGUISMO
Parificazione, co-ufficialità, standard
Radio e TV sarde
SOVRANITA’ SULL’ISTRUZIONE
Scuola, est s’ora de s’iscola sarda
È il momento di istituire la scuola sarda.
Università e Ricerca
ISTRUZIONE PER SAPERE – IL SAPERE COME RISORSA
SOVRANITA’ TERRITORIALE – MARE TERRITORIALE E PESCA
SOVRANITÀ DELL’ECONOMIA
Risorse della Sardegna
Riconversione industriale
Artigianato, commercio e credito
Verticalizzazione materie prime

PER UNA REGIONE STATO

PROGRAMMA ELETTORALE ELEZIONI REGIONALI 2024

SARDIGNA NATZIONE è la forza politica che raccoglie tutti i sardi che lottano democraticamente per la sovranità del popolo sardo sulla propria terra e per l’esercizio concreto del diritto della nazione sarda ad autodeterminarsi e a poter essere presente in Europa e nel Mondo con una propria soggettività. SARDIGNA NATZIONE è una entità politica sarda che si propone ai sardi con un progetto politico nettamente in contrasto con i progetti politici di sudditanza riproposti dai poli italianisti e mira a sostituirsi, in una Casa Comune con altre entità politiche sarde organizzate o no, ad esso nel governo della Sardegna.

SARDIGNA NATZIONE è un movimento politico, plurale, aperto, nazionalmente sardo e di visione pluralista.

• SARDIGNA NATZIONE è movimento, solidale, ambientalista, antifascista, popolare, che promuove la cooperazione e il mutualismo e che pratica la democrazia partecipata e ne fa strumento della propria azione politica, per il conseguimento della sovranità, del diritto all’AUTODETERMINATZIONE e indipendenza del popolo sardo.

• SARDIGNA NATZIONE fa sua la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e contrasta la discriminazione per genere, orientamento sessuale, età, condizione fisica e mentale, lingua, cultura, etnia, credo religioso, nazionalità e di qualunque altro tipo.

• SARDIGNA NATZIONE si propone di guidare il popolo sardo verso la creazione di una società nella quale i cittadini abbiano gli stessi doveri e gli stessi diritti, siano tutti liberi e possano conseguire quelle libertà democratiche e quella giustizia che sono i presupposti e gli obbiettivi della più alta civiltà umana

• SARDIGNA NATZIONE promuove e sostiene ogni azione che abbia come fine il conseguimento di quella unità di intenti e di aspirazione per cui i Sardi possano darsi il governo e le istituzioni che meglio rispondano alle proprie esigenze politiche attuali e future.

• SARDIGNA NATZIONE riconosce il diritto all’AUTODETERMINATZIONE delle altre comunità e delle minoranze italiane, europee e internazionali che non godono dei pieni diritti civili e delle indispensabili autonomie, secondo quanto sancito dalla dichiarazione dei diritti dell’uomo e dalla carta delle nazioni unite.

• SARDIGNA NATZIONE ritiene il settore pubblico garanzia di accesso universale ai servizi di base: istruzione, salute, acqua, trasporti, cultura, protezione sociale. Allo stesso tempo, nell’interesse primario della collettività, promuove la tutela e la fruizione dei beni comuni e collettivi, materiali e immateriali, salvaguarda e valorizza le risorse e i beni paesaggistici, linguistici, identitari, archeologici, naturalistici, culturali e artistici.

• SARDIGNA NATZIONE è orientata verso una economia che crea e distribuisce ricchezza per il conseguimento di una società equa, giusta e sostenibile.

SARDIGNA NATZIONE è un progetto politico volto alla creazione di un percorso unitario e condiviso con la pluralità di tutte quelle organizzazioni politiche, sociali e economiche organiche della nazione sarda.

I VALORI

– Promuovere i principi di libertà, uguaglianza e pari opportunità dei cittadini
– tutela della dignità dell’esser umano,
– tutela della libertà religiosa, sessuale, etnica e politica,
– opposizione ferma ad ogni forma di razzismo e sistemi politici di stampo fascista,
– promozione, del diritto alla salute, dell’istruzione, dei diritti civili, di cittadinanza attiva, di rispetto e solidarietà tra le persone e tra le generazioni,
– collaborazione e sostegno reciproco con le natzioni senza stato come quella sarda, d’apertura a relazioni pacifiche e costruttive con tutti popoli e le democrazie d’Europa e del mondo, nel massimo rispetto della sicurezza per i cittadini e della non violenza;
– Azioni politiche, culturali, sociali ed economiche finalizzate all’AUTODETERMINATZIONE del popolo sardo e di tutte le natzioni senza stato.
– Creazione di un nuovo spazio democratico, aperto, che sappia valorizzare le diversità politiche su temi e questioni fondamentali come lavoro, ambiente, cultura, sovranità, contrasto alla predazione del territorio, occupazione militare.
– Sottrarre la Sardegna alla marginalità, allo sfacelo, alla speculazione, per restituire ai sardi i diritti fondamentali di sovranità e cittadinanza, per tornare ad essere padroni e protagonisti del nostro futuro. Proporci come alternativi al sistema politico italiano.
– Denunciare il fallimento italiano che in Sardegna ha creato la periferia delle periferie, soggiogando culturalmente il popolo sardo con la creazione di un falso mito dell’incapacità di esser in grado di governare e far sviluppare la nostra terra.
– Tutelare, i diritti personali e collettivi dei sardi in quanto natzione senza stato, le sue specificità, le tradizioni, l’identità, la famiglia, gli studenti e l’universo della scuola, il lavoro e i lavoratori;
– Favorire la piena occupazione nel rispetto dell’ambiente e della salute, per assicurare una vita libera e dignitosa a tutti gli abitanti della Sardegna;
– Tutelare l’ambiente globalmente inteso, anche nel rispetto dei diritti di tutti gli esseri senzienti e nella salvaguardia della flora, della fauna e dei cicli naturali del territorio regionale;
– Salvaguardare e valorizzare i beni paesaggistici, linguistici, identitari, archeologici, naturalistici, culturali e artistici

QUESTIONE NAZIONALE SARDA, MODIFICHE ISTITUZIONALI

SARDIGNA NATZIONE si impegna alla modifica, attraverso un processo di riforme, dell’assetto istituzionale dello stato italiano per restituire al popolo sardo la sovranità sul proprio territorio nazionale e sulla relativa piattaforma oceanica.

Ad ogni popolo deve essere concesso il diritto di scegliere secondo il principio del diritto internazionale dell’AUTODETERMINATZIONE. Questo diritto è negato al popolo sardo la cui storia negli ultimi sei secoli è quella di un popolo sottomesso e colonizzato.

Per questo motivo chiediamo l’inserimento nello statuto sardo di un nuovo “articolo 1” che riconosca la nazione sarda e sancisca la legittimità del popolo sardo ad esercitare la sovranità nazionale con conseguente diritto all’AUTODETERMNATZIONE.

Nello stesso statuto deve essere prevista la possibilità di svolgimento di un referendum popolare per l’AUTODETERMINATZIONE.

Chiediamo una nuova legge elettorale che sia rigorosamente proporzionale per l’elezione del consiglio “regionale” in modo da scardinare la blindatura imposta dalle coalizioni italiane e da permettere che il voto dato ai partiti indipendentisti abbia lo stesso valore di quello dato ai partiti italiani.

INTERRELAZIONE CONTINUA CON LE ESPRESSIONI POLITICHE E CULTURALI SARDE

La condivisione, il rispetto delle differenze e la disponibilità alla contaminazione sarà alla base della nostra interrelazione con le associazioni, collettivi, comitati, politici e culturali della Sardegna, con quelli impegnate contro le servitù esistenti o minacciate, con quelli che fanno crescere la coscienza nazionale del popolo sardo e con quelli a tutela della lingua e della cultura sarda.

La nostra azione politica come membri del Consiglio regionale sarà mirata sui seguenti obiettivi:

RISARCIMENTO DEI DANNI CAUSATI AL POPOLO DELLA SARDEGNA

SARDIGNA NATZIONE impone allo stato italiano l’obbligatorietà del risarcimento dei danni causati al popolo ed al nostro territorio dovuti:

– Alla negazione della lingua, della cultura e della storia del popolo sardo;
– all’imposizione di omogeneizzazione culturale attraverso l’obbligatorietà di italianizzazione fatto attraverso la scuola;
– all’imposizione di un sistema economico fallimentare totalmente estraneo alla cultura produttiva sarda;
– all’imposizione di basi militari proprie e straniere;
– all’imposizione della servitù di smaltimento rifiuti civili ed industriali di origine extrasarda;
– alla discriminazione energetica;
– ai danni causati al territorio e alla salute dei sardi dalla presenza di industrie inquinanti e dalla sperimentazione di armi da guerra contenenti sostanze nocive alla salute;
– all’imposizione di strutture che danneggiano il paesaggio;
– alle limitazioni nell’uso del territorio;
– alla mancata difesa dei prodotti sardi in sede europea e mondiale;
– alle gravi diseconomie causate dai maggiori costi energetici;
– all’inadeguatezza dei trasporti interni ed esterni;
– alla rapina delle materie prime e dalla mancata loro valorizzazione e trasformazione in loco;
– alla mancata e tempestiva corresponsione delle risorse finanziarie spettanti alla Sardegna in base all’art. 8 dello statuto regionale ed ai danni psicologici fatti ai cittadini sardi facendogli credere di non bastare a se stessi e di ricevere assistenza finanziaria da parte di uno stato che tratteneva risorse invece che elargirne;

– alla mancata corresponsione delle accise sulla fabbricazione di carburanti che ammontano annualmente a circa 4 miliardi di euro.

SALVAGUARDIA DEL BENE AMBIENTE

– Impegno perché venga rispettata la volontà dei sardi sulla indisponibilità del territorio sardo ad installazione di centrali nucleari, depositi di scorie nucleari, depositi inquinanti e monitoraggio severo per evitare gli stoccaggi abusivi che ogni tanto saltano agli onori della cronaca. Lo sviluppo economico della nostra nazione non può avere niente a che fare con il progetto italiano di un’isola-immondezzaio.

– L’approvazione di una legge “regionale” che preveda la progressiva chiusura degli impianti di incenerimento dei rifiuti (cosiddetti Termovalorizzatori) e, contemporaneamente, la diffusione capillare della raccolta differenziata. Occorre che il rifiuto venga considerato come una risorsa da sfruttare.

– La regione dovrà promuovere nuovi bandi internazionali per la cosiddetta continuità territoriale, sia per i trasporti aerei che per quelli navali. I nuovi bandi dovranno prevedere tariffe veramente agevolate e orari e scali legati alle esigenze del popolo sardo, di conseguenza un maggior numero di scali e di corse. Vogliamo porre fine al monopolio Tirrenia e impedire che si creino altri monopoli o cartelli che danneggino il diritto dei sardi alla mobilità. Proponiamo che, come già avviene in Corsica, per attraversare il mare si debba pagare un importo massimo di 20 euro a tratta.

– I fondi per la nuova continuità territoriale dovranno arrivare dallo Stato italiano. Quello stato che è sempre disponibile a spendere centinaia e centinaia di milioni di euro in opere inutili e dannose come il Tav in Val di Susa e lo stretto di Messina, e sempre restio quando si tratta di concedere il diritto sacrosanto alla mobilità di noi sardi.

– Chiedere inoltre che venga potenziato il processo di acquisizione di nuove tratte aeree low cost, non solo con l’Europa ma anche con i paesi del Mediterraneo.

Su Cumonale Regionale

SARDIGNA NATZIONE si impegna a istituire Su Cumonale Regionale dove comprendere i territori che per salvarli dalla speculazione o dall’inquinamento la Regione Sardegna decide di acquisire per compravendita o per acquisto con concordato. Su Cumonale Regionale farà parte del Demanio Regionale e non sarà alienabile in nessun caso.

SOVRANITÀ SUI BENI ARCHEOLOGICI

Istituzione della Soprintendenza Beni Culturali Sarda per riappropriarci della competenza sui nostri beni archeologici, e farci restituire tutto quanto hanno prodotto i sardi nella loro storia facendo della nostra isola la terra un “museo a cielo aperto” con la più alta densità di reperti archeologici al mondo. Quei reperti scrivono la nostra storia e abbiamo il diritto di leggerli noi e non chi la nasconde per scrivere la sua iniziata millenni dopo la nostra.

CANCELLARE L’INSULARITA’ IN COSTITUZIONE

Sardigna Natzione attiverà il percorso necessario per la cancellazione della umiliante e coloniale modifica della costituzione italiana.

Con l’insularità in costituzione si è passati dalla fusione perfetta politica del 1847 alla fusione territoriale espropriando i sardi del loro territorio nazionale per farne un’appendice insulare del territorio italiano con la speranza di ottenere elemosine per i poveri sardi che hanno avuto la sfortuna di nascere in un’isola e non nel magnifico e paradisiaco territorio continentale italiano.

Una umiliazione inutile voluta da coloro che, come Giovanni Siotto Pintor nel 1847 ( poi pentitosi), credono che i problemi della Sardegna siano derivati da uno stato di discriminazione dentro un contesto e non di dominazione di un contesto su di un altro, credono che ci sia un cleavage, scollamento, tra centro e periferia e che ciò sia dovuto all’insularità e non piuttosto ad un conflitto di interessi, incompatibili tra loro, che si scontrano in Sardegna.

L’essere isola non è di per sé un impedimento, lo diventa quando si è in stato di dipendenza e l’insularità in costituzione non solo aggraverà la dipendenza ma svenderà il territorio nazionale del popolo sardo e cancellerà la Nazione Sarda, per nulla in cambio, rafforzando l’indivisibilità dell’Italia sancita dall’art. art. 5 della stessa costituzione che imprigiona la Sardegna avuta casualmente dai Savoia nel 1720 in cambio di servigi militari ai potenti di allora.

FERMARE LO SPOPOLAMENTO

SARDIGNA NATZIONE si impegna a creare le condizioni per fermare lo spopolamento dei piccoli centri e di tutta la Sardegna. Riteniamo che i sardi amino il loro paese natale ma l’amore non basta bisogna che ci siano anche le condizioni e la convenienza a restare. SNI ritiene che abitare i paesi in via di spopolamento debba essere considerato come un servizio pubblico, di presidio del territorio, di tutela dei beni culturali e ambientali. Come un “servizio pubblico” deve quindi essere agevolato, reso possibile e reso conveniente. Oltre che grossi interventi strutturali, scuola, farmacia, ufficio postale, sportello bancario con bancomat, caserma sarebbero utili anche piccoli interventi immediati.

1) Riconoscere un punteggio di residenza nei concorsi pubblici e privati.

2) Riconoscimento dell’uso del mezzo proprio nelle trasferte verso il luogo di lavoro.

3) Una urbanistica a misura con parametri agevolati e contributi a fondo perduto nel recupero abitativo urbano con premialità sostanziose per chi accetta il vincolo abitativo.

4) Indici agricoli agevolati per chi pur non essendo conduttore di attività agricola primaria tiene in coltura un fondo e lo presidia territorialmente.

5) Riconoscimento di servizio pubblico all’ultimo esercizio della categoria, agli ultimi esercizi di barbiere, negozio alimentari, tavola calda pizzeria e simili.

6) Fiscalità di vantaggio per le produzioni agricole, pastorali, allevamento, artigianali, finalizzate al consumo interno o all’esportazione.

7) Un progetto di Ghirare a Domo pro Traballare, che crei le condizioni per permettere il rientro dei giovani che il paese lo hanno dovuto abbandonare.

😎 Strutturare i trasporti e i relativi servizi in modo che abitare in un paese sia equiparato all’abitare in città, equiparare costi e tempi degli spostamenti in modo che OGNI PAESE SIA COME UN VICINATO DELLA CITTA’ SARDEGNA.

9) Riconoscimento della funzione di presidio del territorio a tutti i cittadini che abbiano attività agropastorali nel territorio.

FEDERALISMO INTERNO E RIFORME

Attuazione di una riforma che ridisegni l’impianto istituzionale dell’isola. È necessario attribuire ai comuni la gestione delle risorse e l’attuazione delle politiche di sviluppo della regione all’interno di una forma di federalismo interno che assegni alle istituzioni regionali il ruolo legislativo, strategico e di indirizzo – e non di continua interferenza e oppressione burocratica. I Comuni devono essere posti al centro delle politiche di sviluppo della Sardegna. È necessaria una riforma degli Enti locali che consenta ai Comuni e agli altri enti locali di rispondere alla nuova dimensione federale con efficienza e trasparenza. Ci battiamo perché le entrate che lo Statuto sardo assegna alla Regione ci siano assegnate in toto, e perché le somme indebitamente prelevate dallo Stato italiano ci siano restituite.

Occorre trovare un punto di incontro fra aree urbane, aree interne e forme di autogoverno che superi

l’organizzazione attuale degli Enti locali e della Regione. Nessuna contrapposizione fra città e territori, ma collaborazione e equità. Dovrà essere generata una nuova e più snella, seppur severa, pianificazione puntuale. Pianificazione del territorio sia delle zone costiere che delle zone interne, sinergica rispetto al nuovo modello di sviluppo.

Il centralismo degli enti e delle strutture regionali deve essere ridimensionato e reso più funzionale al nuovo modello di sviluppo che dovrà rendere i tempi delle decisioni compatibili con i tempi delle imprese e quelli dei cittadini.

Passare quindi da una pesante burocrazia regionale a una struttura di usa funzionale ed e tale che abbia soprattutto il compito di coordinare e di sostenere l’autogoverno delle comunità locali, e non di soffocarle.

SOVRANITÀ URBANISTICA E AUTOGOVERNO DEI TRASPORTI

Integrazione e completamento della pianificazione urbanistica, non più interpretata in termini astratti, o limitata da un’inestricabile giungla normativa. Più competenze primarie per l’isola sino alla completa indipendenza sulla gestione del nostro territorio, compresi i beni paesaggistici. Le coste, il paesaggio rurale e quello urbano della Sardegna costituiscono un irrinunciabile bene comune. È necessaria, dunque, una strategia di pianificazione che contemperi lo sviluppo, la difesa e il miglioramento dell’ambiente. L’ambiente e le risorse naturali delle aree interne devono essere tutelati e protetti, insieme alla promozione degli insediamenti produttivi di usi di tipo agricolo e zootecnico.

Nelle zone interne è importante la riqualificazione della viabilità extraurbana e rurale.

La mobilità interna deve essere rafforzata attraverso lo sviluppo del trasporto su rotaia – che colleghi con efficienza le città, i porti e gli aeroporti, e che sia connessa con i trasporti e la viabilità locale.

Particolare attenzione deve essere rivolta alle aree urbane, in particolare per lo stato preoccupante delle periferie urbane e delle conurbazioni, con politiche che sostengano il miglioramento della qualità abitativa, della diffusione dei servizi e della mobilità interna alle aree urbane, e al loro collegamento con il resto dell’Isola. Riguardo la mobilità verso altre nazioni e continenti, siamo per un sistema che assicuri a spese dello Stato una mobilità civile fra la Sardegna e le terre vicine, cioè l’Italia ma anche la Francia, la Spagna e il Nord Africa sul piano marittimo, l’Europa tutta e la Penisola sul piano delle tratte aeree. Siamo per la fine dei monopoli sulle vie marittime e aeree e per un sistema concepito prima di tutto in base al diritto alla mobilità dei sardi.

Autogoverno dei trasporti

– Sarà rivendicata la competenza esclusiva in materia di trasporti da e per la Sardegna.

– Sarà costituita la flotta sarda pubblica o a prevalente partecipazione pubblica, costruito l’aeroporto internazionale, chiesto il raddoppio dei binari e l’elettrificazione delle linee ferroviarie e potenziati i porti isolani nella prospettiva della istituzione di un grande porto commerciale, centro di traffici mediterranei.

Continuità ferroviaria

SARDIGNA NATZIONE si impegna pretendere con forza che venga ripristinata la Continuità Ferroviari che è stata arbitrariamente interrotta con l’eliminazione dei traghetti delle ferrovie dello stato che permettevano una parificazione dei costi di trasporto con il territorio continentale dove le merci ed i passeggeri oltre che su gomme possono viaggiare anche sui binari, con una riduzione di costi rilevante ed indispensabile per porre le produzioni sarde alla pari con quelle extraregionali. Ripristino dunque del porto ferroviario di Golfo Aranci e nuove strutturazioni in altri porti della Sardegna.

SOVRANITÀ SANITARIA

Sanità

La sanità la paghiamo di tasca, 4 miliardi e 400 milioni, ma non abbiamo possibilità di gestirla noi, non possiamo per esempio decidere sul numero di specializzandi o cancellare il numero chiuso in medicina.

La sanità deve passare di competenza della regione, conseguire migliori standard e non dover pagare ogni anno 700 milioni di euro alle regioni locomotiva per cure nelle quali siamo carenti, oltre che non dover versare la quota che versiamo per il sistema sanitario statale a carico del quale loro sono e noi no.

Competenza esclusiva, dunque, sulla sanità, istituendo una sanità legata al sociale ed al vissuto dei sardi, efficiente e moderna in grado di ridurre al minimo i viaggi della speranza che i pazienti sardi sono costretti a fare.

Revisione di tutti i sistemi sociosanitari con una netta discontinuità rispetto a quelli vigenti.

Il nuovo modello dovrà rimettere al centro la persona e la sua dignità, la collaborazione fra tutti gli attori del sistema sociosanitario, l’integrazione con le tecnologie, la ricerca, il miglioramento qualitativo delle cure e della prevenzione, l’attenzione verso i malati e i loro diritti, l’efficienza e la lotta agli sprechi. Nel nuovo sistema sociosanitario i Comuni e le popolazioni devono trovarsi al centro. Sostegno all’organizzazione della sanità pubblica – un punto irrinunciabile – in tutte le sue articolazioni al fine di evitare i “viaggi della speranza”, le disfunzioni organizzative, le pratiche nepotistiche.

Sostegno alle strutture sanitarie pubbliche di eccellenza sul piano della cura e della ricerca. Sostegno ai Registri dei tumori e altre forme di mappatura delle patologie legate all’inquinamento o endemiche.

Mater Olbia

Regionalizzazione, tramite acquisizione o concordato, del Mater Olbia in modo da farne un polo importante della sanità pubblica.

SOVRANITÀ ENERGETICA – ENERGIA

– Moratoria con effetto immediato di tutti i procedimenti di valutazione di Impatto Ambientale attualmente in corso per impianti di grande taglia fotovoltaici ed eolici previsti in aree agricole non vincolate all’autoconsumo.

– Moratoria con effetto immediato di tutti i procedimenti di valutazione di Impatto Ambientale attualmente in corso per impianti addetti al trasporto di energia che non siano passati al vaglio delle popolazioni locali e dei sardi in generale.

– Governo delle risorse energetiche, acquisire potestà legislativa sul governo del territorio e sulla produzione dell’energia per impedire la rapina gratuita, in base ad autorizzazioni rilasciate dal governo, del nostro vento e del nostro sole, vere e proprie materie prime per l’utilizzo delle quali avremo la possibilità di applicare all’estrazione del vento, maree e sole il regime di cava e passare dalle autorizzazioni alle concessioni, come in Basilicata per il gas che viene estratto, e chiedere il giusto importo di concessione, 50% dei profitti, ai corsari del vento che attualmente bardanano la terra sarda.

– Istituzione di un Ente Energetico Sardo con competenza esclusiva sulla programmazione, sul dimensionamento, sul tipo di produzione, sulla quantità di energia del Sistema Energetico Sardo.

Adozione di un Sistema Energetico Sardo – Energia Dechida – Energia Giusta con l’obiettivo di uscire quanto prima dall’era della generazione di energia derivata dalla combustione di materie fossili e con l’assoluta opposizione alle servitù energetiche che si vogliono imporre alla Sardegna tramite impianti che sotto la mascheratura della transizione energetica permettono il saccheggio delle nostre risorse energetiche rinnovabili, sole, vento e maree da parte dei peggiori corsari del settore.

Avviare un processo di transizione energetica, inderogabile per il popolo sardo e anche per tutto il mondo, stabilendo dei punti fermi irremovibili e degli obbiettivi ai quali deve rispondere qualsiasi progetto di sistema energetico sardo.

Punti fermi da rispettare

– Zero produzione di CO2;

– Zero combustione di fossili di qualsiasi genere;

– Zero utilizzo chimico di fossili o altro che residuano CO2 o altri componenti nocivi all’ambiente;

– Zero gasdotti definitivi;

Un sistema energetico sardo, E.D.

– a misura dei sardi, dechidu, giusto, autosufficiente ma interconnesso al sistema energetico europeo e mondiale;

– a smart-grid, un internet dell’energia nel quale le maglie componenti siano le CER Comunità Energetiche Rinnovabili, le ACCR condomini di Autoconsumo Collettivo di Energia Rinnovabile, le PER Prosumer Energia Rinnovabile e le smart-home “la casa intelligente”, basata sull’uso della domotica la tecnologia che ottimizza i consumi energetici tramite un Enery Box collegato alla rete internet, con alla base di tutto il Prosumer, il cittadino (Prosumer: mutuato dall’inglese, il termine è utilizzato per riferirsi all’utente che non si limita al ruolo passivo di consumatore (consumer), ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo (producer);

– in grado di contrastare la povertà energetica (chi non ha le risorse sufficienti per acquistare i servizi energetici) come previsto dall’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite nell’ obiettivo 11 “Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni” e servendosi anche della legge regionale “ Disposizioni in materia di energia e modifiche alla legge regionale n.9 del 2006 , con la quale istituendo il “Reddito energetico regionale” con il quale viene incentivato l’acquisto e l’installazione di impianti di produzione FER (fonte energetica rinnovabile) nei quali l’utente ha diritto all’autoconsumo gratuito con il solo obbligo di cedere alla Regione, che li utilizza per incrementare i fondi a disposizione, i crediti maturati nei confronti del GSE per l’energia in surplus ceduta al sistema. Tra i beneficiari del Reddito energetico, avranno priorità i nuclei familiari in condizioni di disagio, le famiglie numerose, le coppie giovani, le famiglie di ultrasessantacinquenni, le famiglie con più di due figli minori o con almeno un portatore di handicap. Anche la regione Sardegna ha recepito e concretizzato il concetto di povertà energetica;

– di risparmiare energia con interventi di Efficientamento energetico mediante interventi di carattere

gestionale, tramite la domotica regolando in maniera puntuale i consumi interni del prosumer. Con interventi di Efficientamento energetico mediante interventi di tipo impiantistico con pompe di calore ad alta efficienza e motori elettrici modulari nelle aziende;

– che vada verso un’economia collaborativa (Sharing economy) basata sulla condivisione dei beni e dei servizi. Una economia circolare, un’economia a favore dell’ambiente, che permette di superare l’attuale sistema che produce sprechi e rifiuti ispirandosi al principio di “accesso al bene” in quanto non è più la proprietà ad essere un fattore discriminante, ma la funzione che esso svolge. La Comunità Energetica è l’ambito ideale per mettere in pratica l’economia collaborativa in quanto si può partecipare come consumer, come prosumer o come solo fornitore di servizi energetici. La Comunità Energetica in quanto comunità ci riporta ad una dimensione e responsabilità territoriale di “comunanza” di obiettivi ed ideali che nella gente sarda troverebbe terreno molto fertile;

– in grado di stabilizzare il sistema di produzione energetica da rinnovabili, per sua natura instabile ed incostante nell’arco della giornata e per il variare delle condizioni metereologiche. La proposta di stabilizzazione del sistema viene descritta successivamente;

– che utilizzi unicamente risorse sarde;

– che riduca al massimo i danni all’ambiente, al paesaggio e annulli i danni alla salute delle persone;

– che utilizzi prevalentemente la rete esistente riducendo al massimo la necessità di nuove opere;

– che utilizzi unicamente materiale riciclabile o riutilizzabile, ogni componente utilizzato dovrà essere accompagnato da una certificazione in merito;

– dimensionato al fabbisogno energetico del popolo sardo + una quota di solidarietà a disposizione di crisi energetiche che possano interessare il resto del mondo;

– faccia fronte alla mobilità elettrica pubblica e privata con la eliminazione dei motori a combustione;

– applichi le più moderne tecnologie e sia occasione per avere università e ricerca sarde di avanguardia;

Risorse per E.D.

unicamente risorse delle quali la Sardegna è ricca, risorse inesauribili, principalmente, sole, vento e acqua;

– il sole, tramite fotovoltaico e termodinamico. Il fotovoltaico distribuito principalmente su superfici già coperte, pubbliche, civili, militari e industriali. Il termodinamico in superfici non sottratte all’uso agricolo e principalmente su aree industriali dismesse e già compromesse;

– il vento, tramite eolico di vario tipo, disposti a parco o a singolo, a terra o anche a mare in luoghi assolutamente non impattanti e comunque previo parere delle comunità interessate. La maturità del popolo sardo sarà pronta a capire che l’impatto di un sistema energetico non è eliminabile ma può essere ridotto e reso riconducibile a fine vita dell’impianto;

– l’acqua, tramite le centrali idroelettriche e gli elettrolizzatori. Le centrali idroelettriche saranno quelle esistenti e quelle da completare. Gli elettrolizzatori, sistemi che producono idrogeno per elettrolisi, saranno installati vicino ai punti di consumo, centrali ad idrogeno, per evitare il trasporto di gas, idrogenodotti ;

– le maree, la geotermia e altre fonti simili rinnovabili.

Produttori di energia per E.D.

o meglio trasformatori di energia di E.D., tutti con il vincolo di servizio collettivo pubblico;

– pannelli fotovoltaici, principalmente disposti nelle Comunità Energetiche e nelle smart-house coadiuvati solo se necessario da parchi fotovoltaici disposti secondo quanto detto in precedenza;

– sistemi eolici, a pale, a rotore, a palo oscillante e di qualsiasi altro tipo, singoli o a parco, aziendali o privati;

– Centrali idroelettriche, con sistemi di accumulo e di pompaggio, con bacini a valle non invasivi.

– Centrali elettriche ad idrogeno, a combustione o per via elettrochimica. Per il sistema a combustione potrebbero essere riadattate le attuali centrali esistenti a Fiume Santo, a Portovesme e a Sarroch. La via elettrochimica produce energia elettrica tramite le celle a combustione che sono dispositivi elettrochimici che permettono di ottenere energia elettrica direttamente dall’idrogeno senza che avvenga alcun processo di combustione termica. In ogni caso le centrali ad idrogeno rilasciano in ambiente solo ossigeno e acqua.

– Centrali termodinamiche. La centrale termodinamica sfrutta, come fonte energetica primaria, la radiazione solare, accumulandola sotto forma di calore per mezzo di tecniche di concentrazione solare, per convertirla, tramite una turbina a vapore, ottenendo una produzione di energia elettrica. Altre produzioni di energia elettrica possibili;

– Centrali geotermiche. La centrale geotermica produce energia elettrica utilizzando come fonte di energia primaria l’energia geotermica ovvero il calore proveniente dalle profondità della Terra;

– Centrali a energia mareomotrice che produce energia elettrica ricavata dagli spostamenti d’acqua causati dalle maree.

РAltre purch̩ rinnovabili.

OCCUPAZIONE MILITARE

La Sardigna è la terra più militarizzata d’Europa: nell’isola l’occupazione militare occupa ben 24.000 ettari; in tutta la penisola italiana raggiunge i 16.000 ettari. Gli spazi aerei e marittimi sottoposti a vincoli militari sono di fatto incalcolabili, solo uno degli immensi tratti di mare annessi al poligono del Salto di Quirra, con i suoi 2.840.000 ettari, supera la superficie dell’intera Isola (kmq 23.821).

Nella nostra terra si testano armi di ogni tipo, sulla cui natura e nocività vige ancora oggi l’inviolabile segreto militare, e si addestrano gli eserciti responsabili di milioni di vittime innocenti in tutto il mondo.

Il popolo sardo non è in guerra con nessun popolo del mondo. Noi non vogliamo che la nostra terra venga sfruttata per preparare massacri in nome del petrolio o del profitto. Questo sarebbe un motivo più che sufficiente per chiedere la chiusura immediata di tutte le basi e servitù militari e la relativa riconversione ad usi civili e produttivi.

La loro presenza, infatti, oltre a inquinamento e morte (soprattutto a Quirra e San Lorenzo, Escalaplano), ha creato disoccupazione, miseria ed emigrazione per il mancato utilizzo da parte dei comuni e delle popolazioni dei terreni usurpati dalla presenza militare, con danni umani incalcolabili.

Il poligono militare di Quirra va chiuso immediatamente. Nel piccolo villaggio di Quirra, su 150 persone ben 20 sono morte per la stessa identica patologia e altre si sono ammalate. Ad Escalaplano, paese di duemila abitanti, 14 bambini nel 1988 sono nati con gravissime malformazioni genetiche.

Proponiamo: che la Regione istituisca immediatamente un VERO COMITATO SCIENTIFICO composto da scienziati internazionali indipendenti e dai ricercatori sardi, una delle grandi risorse della nostra terra, disponibili a lavorare ad un grande progetto di:

– Reale valutazione dell’effettivo danno subito dall’ambiente e dalla popolazione.

– Studio di un efficace intervento di bonifica.

– Istituzione di un comitato di studio (attraverso l’indizione di Bandi per giovani laureati sardi) che valuti i danni economici complessivi: mancato utilizzo di quelle aree, impoverimento dovuto all’emigrazione, etc.

La progettazione e la realizzazione delle bonifiche dei territori costituiranno anche un grosso contributo alla lotta alla disoccupazione, col coinvolgimento di tecnici, operai e formatori professionali. Altro che giardinaggio!

Tutti questi costi dovranno essere a carico del ministero della difesa italiano, principale responsabile della distruzione e dell’inquinamento dei nostri territori nel corso dei decenni passati. Apriremo una vertenza con lo Stato italiano e coinvolgeremo tutto il popolo sardo in questa lotta!

Equiparazione dei poligoni ai teatri di guerra

Chiederemo alla Comunità Europea;

– che nella RISOLUZIONE COMUNE, approvata nel 2007, nella quale il Parlamento Europeo “deplora” l’uso dei proiettili a frammentazione nei teatri di guerra attivi, e la mancata bonifica dei teatri di guerra spenti vengano aggiunti gli ambiti dove tali armi vengono sperimentate in esercitazioni o guerre simulate.

– Che lo Stato italiano sia sanzionato per la quantità di servitù imposte alla Sardegna e per l’uso che indebito che ne ha fatto.

– Che lo Stato italiano sia invitato, con i mezzi che l’istituzione Europa permette, a risanare e risarcire i danni causati al territorio ed alla salute dei sardi.

SOVRANITÀ LINGUISTICA – BILINGUISMO

Parificazione, co-ufficialità, standard

La natzione sarda è una nazione normale e come tutte le nazioni normali deve avere un codice linguistico normale, una lingua nazionale unica che rispettando e tutelando tutte le lingue e le varianti presenti in Sardegna permetta una parificazione della lingua sarda con la lingua italiana, in ogni ambito e in ogni funzione ove quest’ultima è ufficiale.

SARDIGNA NATZIONE prende l’impegno di dare ai sardi uno standard linguistico ufficiale, che non cancelli o mortifichi le parlate locali e anzi che da esse tragga linfa e condivisione in modo che tutti i sardi vi si riconoscano. La procedura per l’adozione dello standard sarà quella adottata in Catalogna e nel Paese Basco.

La Sardegna è una terra con un patrimonio linguistico enorme: sardo, catalano di Alghero, tabarchino di Carloforte, sassarese, gallurese sono un bene comune che rappresenta una caratteristica fondamentale dell’identità individuale e collettiva. Per mezzo del patrimonio linguistico i valori culturali vengono veicolati, trasmessi e tenuti in vita.

L’Unione Europea, che ha a cuore la tutela delle lingue regionali e minoritarie presenti nel suo territorio (Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie, Strasburgo il 5 novembre 1992; Convenzione quadro europea per la protezione delle minoranze nazionali del 1° febbraio 1995) considera la diversità linguistica un elemento fondamentale di cultura e democrazia.

A livello normativo, le minoranze linguistiche in Sardegna sono tutelate dalle seguenti norme: art. 6 della Costituzione della Repubblica; legge regionale 15 ottobre 1997, n. 26, “Promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna” (sardo, catalano di Alghero, tabarchino, sassarese, gallurese. Tale legge è oramai superata dalla più recente legge regionale n. 22 citata infra); legge 15 dicembre 1999, n. 482 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” (sardo, catalano di Alghero); legge regionale 3 luglio 2018, n. 22 “Disciplina della politica linguistica regionale” (sardo, catalano di Alghero, tabarchino, gallurese e sassarese).

Purtroppo, manca una tutela fondamentale, che farebbe acquisire prestigio al patrimonio linguistico della Sardegna e permetterebbe alla Regione azioni mirate e più incisive anche in ambiti in cui attualmente si hanno scarsi margini di manovra: la menzione della lingua sarda nello Statuto sardo di Autonomia.

È necessario che nello Statuto speciale ci sia una norma che garantisca la piena parità linguistica del sardo e delle altre lingue parlate in Sardegna, a ogni livello e in ogni ambito.

Deve essere riconosciuta la sua co-ufficialità in politica, nell’insegnamento, nei media, nella società civile in generale.

Inoltre, l’introduzione della lingua sarda nello Statuto Speciale permette una maggiore garanzia di rappresentatività nelle istituzioni europee e italiane (approfondire le norme relative su Parlamento Europeo e Senato della Repubblica Italiana)

A tal proposito, l’esperienza friulana opportunamente adattata (ancor più di quella, per ora distante, della Catalogna), potrebbe essere un buon punto di partenza. L’obiettivo principale è che il sardo non si estingua e che la popolazione continui a parlarlo, a partire dalla famiglia.

Non è più sufficiente usare il sardo, per cantare, scrivere poesie, per introdurre o intercalare discorsi in italiano, bisogna creare le condizioni che permettano alla lingua sarda di entrare al pari della lingua italiana in tutti i momenti della nostra vita. Non vogliamo imporre una lingua, come purtroppo è stato fatto con la lingua italiana, ma vogliamo per il sardo pari opportunità.

Saranno i sardi, con meno risorse di quelle messe in campo per imporre l’italiano e senza rinunciare ai propri dialetti, a dare corpo e gambe alla lingua.

La spinta popolare non sarà sufficiente è necessario un deciso intervento politico per dotare la Sardegna di uno standard linguistico degno di una Nazione.

La dottrina internazionale della pianificazione linguistica sostiene che per arrivare a questo obiettivo la lingua deve avere prestigio, deve essere presente nella comunicazione pubblica, deve mostrare di avere una sua utilità sociale.

È però innegabile che la situazione attuale sia confusa. E la L.R. 22/2018 non ha fatto altro che aumentare questa confusione, i falsi miti, gli stereotipi e le speranze in materia linguistica.

Per dare concretezza alle politiche di sostegno della diversità linguistica vogliamo:

– Compiere azioni mirate al rafforzamento del prestigio sociale delle lingue di Sardegna e alla trasmissione intergenerazionale che permettano di superare la diffusa idea che la lingua sarda sia di poco conto, povera, legata esclusivamente all’ambito familiare e amicale, capace solo di veicolare il mondo agropastorale;

– Potenziare la didattica della lingua minoritaria con il perfezionamento della formazione degli insegnanti (a tutti i livelli), per mezzo di corsi universitari e privati e borse di studio mirate;

– Incrementare con specifiche norme la presenza delle lingue della Sardegna nella pubblica amministrazione, in ambito liturgico e nelle arti.

– Incentivare gli organi di stampa, televisivi e radio che usano la lingua sarda e utilizzare le nostre prerogative per imporre uno spazio televisivo nella rete regionale della RAI dedicato alla diffusione di notiziari e cultura generale in sardo.

– Realizzare materiale didattico moderno con la stessa norma grafica.

– Fare formazione e affiancamento per gli operatori della politica linguistica.

– Creare una codifica per la certificazione delle competenze.

– Istituire borse di studio per la formazione, anche all’estero, di linguisti e esperti di politica linguistica.

– Rafforzare e tutelare il patrimonio dialettologico della Sardegna.

– Istituire un comitato scientifico, costituito da studiosi di alto profilo in linguistica e filologia in ambito nazionale e internazionale, prendendo esempio dalla Società Filologica Friulana. A tale organo verranno affidati i seguenti compiti:

– A partite dalle le norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua sarda scritta in uscita dell’Amministrazione regionale, apportare le opportune implementazioni e modifiche per produrre una norma grafica univoca per la scrittura della lingua sarda.

– Redigere una norma ortografica per tutte le varietà locali e tradizionali dell’isola

– Curare il mantenimento e il rinnovamento della lingua sarda e del suo prestigio

– Costituire l’Agenzia regionale per le lingue della Sardegna, dotata di personalità giuridica pubblica e di autonomia amministrativa e finanziaria, competente alla definizione degli indirizzi di politica linguistica per le lingue della Sardegna e al coordinamento e alla verifica dell’attuazione degli interventi previsti dalla Legge 482/99 e dalle altre norme regionali e statali inerenti alla lingua e alla cultura sarda. L’Agenzia avrà il compito di promuovere e sostenere lo svolgimento coordinato e unitario dei programmi di iniziative realizzati dalla Regione e dalle altre Amministrazioni Pubbliche della Sardegna in materia di tutela della lingua sarde e delle altre lingue presenti nel territorio sardo e di promozione del suo uso in tutti gli ambiti della comunicazione e della vita moderna.

Possedere la lingua sarda deve essere riconosciuto come un credito e come tale deve essere spendibile nel mondo della cultura, del lavoro e dell’occupazione in Sardegna.

Chi possiede il sardo possiede un codice di interpretazione linguistica in più ed è giusto che ne venga premiato il possesso ed incentivata l’acquisizione con interventi concreti che coinvolgano specialmente la scuola e le famiglie.

Vogliamo introdurre:

– Borse di studio per gli alunni che si distingueranno nella conoscenza della storia, della letteratura sarde e che sapranno argomentare e scrivere in lingua sarda.

– Bonus libri e contributo per il pagamento delle tasse scolastiche per le famiglie che insegnano il sardo ai loro figli.

– Riconoscere, in sede di esame di maturità, valore di Credito Formativo, alla conoscenza della lingua e della cultura sarda e al saper argomentare in sardo. (nell’attuale assetto statuale non è possibile, le competenze sono in capo allo stato italiano)

– Riconoscere, in sede di concorsi pubblici, un adeguato punteggio ai concorrenti che dimostrino di saper argomentare e scrivere in sardo.

– Bonus (di almeno 200 euro al mese) agli insegnanti che sono in grado di usare il sardo nella didattica, e agli operatori pubblici che sono in grado di comunicare in sardo con i cittadini che lo richiedono.

Non conoscere il sardo è un handicap, è analfabetismo nella lingua madre, impedisce di leggere la nostra cultura, crea sradicamento e schizofrenia, riduce le possibilità occupazionali, non impedisce la conoscenza dell’italiano e di altre lingue straniere.

Le famiglie dovranno capire che il possesso della lingua madre è un diritto primigenio di ogni sardo e che il genitore non solo non ha il potere di impedirlo ma che così facendo crea uno svantaggio ai propri figli.

Radio e TV sarde

Chiederemo il ripristino di Radio Sardegna e la sardizzazione di RAI 3 perché, con trasmissioni bilingui, siano veicolo di cultura e informazione per i sardi.

SOVRANITÀ SULL’ISTRUZIONE

Scuola, est s’ora de s’iscola sarda

Competenza esclusiva sull’istruzione, il riconoscimento della lingua sarda come lingua co-ufficiale in Sardegna e anche nei rapporti con lo stato e con l’Europa. La storia, la lingua e la cultura dei Sardi devono essere ufficializzate ed introdotte nella scuola pubblica. Deve essere riconosciuto il bilinguismo perfetto in tutti gli uffici pubblici e nelle scuole e i corsi universitari devono essere bilingui.

La scuola italiana, che è arrivata in Sardegna corredata dall’aggettivo “civile”, in pochi anni, ha distrutto codici linguistici e comportamentali, scale di valori, cultura ed autostima di un popolo che con la propria lingua, preesistente all’italiano, aveva prodotto non solo poesia e prosa ma anche codici di diritto, Carta de Logu, oggi posti alla pari con i codici del diritto romano.

E’ quella scuola civile che è stata usata come strumento per tarpare le ali della creatività ai nostri giovani costringendoli a costruire modelli con codici e categorie impropri che essendo slegati dalla realtà sarda non potevano che portare alla sterilità o alla creazione di modelli italocopici inadatti e inorganici all’economia ed vivere dei sardi.

È di quella scuola civile che fa parte l’università sarda totalmente sconnessa dalla realtà in cui opera, che produce “intellettuali organici”, italiani di Sardegna che dai loro baronati tengono a bada e bacchettano gli intellettuali liberi che osano valorizzare la storia, la lingua e la cultura dei sardi, della “società non civile”.

La scuola civile italiana è allo sbando, malattie ed anticorpi strettamente italiani la stanno distruggendo, centrodestra e centrosinistra si alternano nel preparare per la scuola rivoluzioni copernicane che mortificano e demotivano insegnanti ed alunni, inventano inutili lauree brevi, tolgono risorse alla ricerca, ingrassano i baronati e dulcis in fundo inasinano la scuola elementare imponendo agli scolari a colori il tuttologo unico in grigio.

È il momento di istituire la scuola sarda.

Avvalendosi delle prerogative attribuite alla Regione Sardegna dallo statuto, è il momento di vedere la scuola sarda in un’altra ottica ed in un altro ruolo che principalmente deve essere quello della valorizzazione dei nostri codici e delle nostre potenzialità, ma non solo.

La scuola per molte comunità della Sardegna non è solo un centro di istruzione, ma è anche pietra fondante di una costruzione che insieme, alle poste, alla banca, alla farmacia, al comune, alla caserma, agli asili nido ed a tutti gli altri servizi primari, aggrega e rende vivibile la comunità.

Quella costruzione, specialmente in Sardegna dove su 377 comuni più del 50% hanno meno di 3000 abitanti, è molto delicata e basta che una sola di quelle pietre fondanti venga a mancare e la costruzione cede e con essa cede anche la comunità della quale era habitat.

Se non si vuole spopolare tutto il centro Sardegna, questa è l’occasione, si parta dalla scuola, si usi il cemento finanziario necessario per rafforzarla e la si fornisca di radici adatte al terreno sardo, con didattiche e progetti d’avanguardia per vederla non solo come un servizio sociale primario ma anche come un’industria che valorizzi le risorse intellettuali dei nostri giovani e li porti a volare verso modelli culturali, economici e produttivi originali e non alle attuali copie sbiadite di modelli, non solo estranei alla nostra realtà, ma improduttivi anche nella realtà che li ha in originale.

Università e Ricerca

È necessario contrastare le riforme universitarie che hanno peggiorato le Università negli ultimi decenni, e non le hanno adeguate ai tempi, con ricadute gravissime sul sistema delle professioni e sullo sviluppo complessivo. Abolire l’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e altri carrozzoni. La Regione deve vedersi attribuita la potestà in materia per poter trasformare le Università sarde in Università di livello europeo medio, facendole uscire il più possibile dal sistema italiano, inadeguato a rispondere alle necessità della Sardegna, ma solo a servizio dei gruppi dominanti italiani. Oggi non è così, e per cambiare questa situazione occorre reclamare autogoverno, ma anche comprendere che senza Università e ricerca non ci sono, nel mondo contemporaneo, possibilità concrete di sviluppo.

Premesso che l’università e la ricerca proiettano la loro attività su di un piano internazionale, il rafforzamento della capacità delle università della Sardegna e dei suoi centri di ricerca di operare

attivamente in campo internazionale coincide esattamente con il superamento della loro dipendenza

(sia amministrativa che culturale).

In altri termini, l’indipendenza della ricerca e dell’università in Sardegna è il presupposto essenziale della loro internazionalizzazione (e viceversa la loro internazionalizzazione presupposto essenziale della loro indipendenza).

Ciò va detto tenendo soprattutto conto del fatto che la mancanza di risorse ha penalizzato particolarmente le università sarde, rafforzandone la subalternità.

Il che significa concretamente, tra l’altro, che chi vive in Sardegna è costretto a fuoriuscirne per studiare e fare ricerca, mentre le sue accademie e suoi i centri di ricerca non paiono in grado – _se non in alcuni casi – di attrarre risorse dal di fuori.

Il problema non è certo che gli studenti sardi, nei vari livelli della formazione, si iscrivano a centri universitari esterni, ma che 1) siano costretti a farlo; 2) non vengano per così dire sostituiti da un numero uguale o superiore di studenti provenienti dal di fuori. Cancellare questo deficit costituisce una priorità.

Si tratterebbe allora di individuare gli strumenti, i percorsi e i contesti che rendano l’università e la ricerca in Sardegna in grado di rafforzarsi, superare lo stato di dipendenza e poter quindi interagire autonomamente in campo internazionale.

ISTRUZIONE PER SAPERE – IL SAPERE COME RISORSA

Non deve più succedere che le nostre risorse ambientali, paesaggistiche, naturali, archeologiche e di qualsiasi altro tipo vengano rapinate da altri, dai corsari del business, perché “Noi non sapevamo”, Noi no ischiamus” come dice nel suo libro Bachisio Bandinu.

L’istruzione in Sardegna deve essere finalizzata al SAPERE e il sapere deve diventare una delle nostre risorse più importanti non solo per sapere delle nostre potenzialità ma anche perché nel mondo di oggi il sapere sarà il vero nuovo oro delle collettività.

L’istruzione in Sardegna non solo deve ricuperare le radici storiche, linguistiche e culturali ma partendo da esse deve preparare i nostri giovani ad essere avanguardia nella conoscenza delle nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, per avere e offrire lavoro buono, per essere se non avanti ma almeno al livello delle regioni del mondo più avanzate nella progettazione e nella produzione di servizi tecnologici alle aziende, di start tup, di software e di quanto è oggi il propulsivo dell’economia mondiale.

La Sardegna ha il clima e l’habitat ideale per questo tipo di lavoro buono, in Sardegna è possibile il lavoro-vacanza, lavoro e svago possono coesistere e accrescere le capacità produttive, abbiamo particolarità che altri territori non hanno.

La Sardegna deve essere una smart-grid del sapere, un Villaggio Elettronico per dirla con Michelangelo Pira, interconnesso nel suo interno e in super-grid con il mondo intero, l’essere isola, le distanze interne e esterne non saranno più un ostacolo e non sarà più necessario cercare il lavoro buono fuori dall’isola.

La, connessione internet, il cablaggio, la fibra devono essere considerati beni primari, alla stregua servizio idrico e del servizio elettrico, ad ogni cittadino sardo dovrà essere assicurata la connessione ultraveloce e la stabilità di rete.

SOVRANITÀ TERRITORIALE – MARE TERRITORIALE E PESCA

Definizione delle acque territoriali della Sardegna al fine di tutelare l’attività svolta dai pescatori sardi ed evitare che pescatori esterni possano distruggere una delle nostre risorse più importanti.

Incentivazione della produzione ittica, infrastrutturazione di mezzi e approdi e adeguamento del sistema di trasporto al fine di permettere una migliore distribuzione e commercializzazione del pescato. Razionalizzazione e regolamentazione dei rapporti di produzione tra pesca in mare ed itticoltura, finalizzate sia ad assicurare l’autosufficienza per la Sardegna che la qualità del prodotto destinato all’esportazione. Si ritiene necessaria anche l’istituzione di un Istituto Geomarino.

SOVRANITÀ DELL’ECONOMIA

Risorse della Sardegna

La Sardegna è una terra ricca di risorse materiali, ambientali, agricole, energetiche ed umane.

Risorse materiali: sono le nostre materie prime da cava, le sabbie silicee, il granito, i metalli, le leghe speciali, il caolino e il piombo.

Risorsa ambientale è il nostro territorio nazionale, con il suo mare, le sue coste, i boschi, il paesaggio.

Risorsa agricola sono i nostri terreni adatti a diversi tipi di coltivazione: olivi, vite, sughere, orti, serre, oltre al pascolo per il nostro immenso capitale ovino e bovino.

Risorse energetiche sono il nostro sole, il mare, i bacini, il vento ed il carbone utilizzato con le giuste tecnologie.

Risorsa umana siamo noi stessi, i nostri codici linguistici ed elaborativi, la nostra storia e le nostre tradizioni, il nostro modo di entrare in contatto con gli altri popoli e le altre culture.

Eppure, nonostante la ricchezza presente nella nostra nazione, il popolo sardo da decenni è costretto a fare i conti con una situazione indotta di sottosviluppo, di disoccupazione e quindi di ripresa massiccia dell’emigrazione. Questa realtà è determinata da almeno due cause principali: la pluridecennale imposizione di una economia completamente slegata dalle esigenze e risorse della Sardegna e l’utilizzo dei fondi per gli investimenti nei vari settori a puro scopo speculativo (cioè, prendere i finanziamenti e chiudere dopo pochi anni dichiarando crisi o fallimento) e non per creare lavoro e benessere.

Proponiamo quindi che la regione promuova immediatamente una serie di gruppi di studio di economisti sardi, col coinvolgimento di giovani laureati in materie economico-politiche, che portino avanti:

1) Uno studio dettagliato di tutta l’economia sarda esistente, delle aziende produttive e di quelle in crisi, di tutti i settori (agroalimentare, artigianale, industriale, turismo, servizi, etc.);

2) Uno studio delle possibilità di incremento delle produzioni redditizie;

3) Uno studio dei mercati mondiali e delle effettive possibilità di sviluppo dei prodotti sardi;

4) Uno studio sul consumo locale in Sardegna.

Il tutto finalizzato a conseguire una conoscenza globale che permetta di attuare una seria politica di medio e lungo termine che sostenga e promuova le attività produttive e che tenga conto della disoccupazione e del precariato esistenti in Sardegna, ma anche della legittima aspirazione degli emigrati a fare ritorno in Sardegna con mutate condizioni socioeconomiche.

Riconversione industriale

Per andare incontro ad un vero sviluppo è necessario che il settore industriale sia strettamente legato alle risorse e alle esigenze reali dell’economia sarda. Basta con investimenti industriali truffaldini che si propongono di lavorare materie prime qui inesistenti e con progetti slegati dalle esigenze della nostra economia! Proponiamo una politica di medio e lungo termine di incentivazione pubblica per lo sviluppo capillare di un settore industriale legato alla lavorazione, trasformazione e valorizzazione delle risorse, umane e naturali, presenti in Sardegna.

Approvazione di una legislazione adeguata che limiti il più possibile la possibilità per gli imprenditori (stranieri o sardi che siano) di beneficiare dei contributi pubblici (legge 488 in primis), per poi chiudere gli impianti dopo pochi anni lasciando solo fame, disoccupazione ed emigrazione, così com’è successo troppe volte negli ultimi decenni. Proponiamo l’approvazione di una legge “regionale” che impedisca, in caso di chiusura degli impianti, di trasferire al di fuori della Sardegna qualsiasi bene, materiale o immateriale, sia stato acquistato tramite il finanziamento di fondi pubblici. Analogamente la Regione Sarda deve poter rilevare le infrastrutture e i macchinari finanziati con soldi pubblici, nel momento in cui l’impresa che ha ricevuto il finanziamento dichiari fallimento.

In tal modo si eviterà di attirare in Sardegna imprenditori interessati esclusivamente ad incassare il finanziamento pubblico e verrà messo un argine al fenomeno delle imprese che ricollocano o rivendono all’estero i macchinari pagati con denaro pubblico, per poi lasciare migliaia di sardi cassintegrati o disoccupati.

Avviamento di un programma di studio e di analisi finalizzato alla costituzione di un Marchio di qualità del latte ovino e caprino sardo. Queste qualità di latte, uniche al mondo, vengono ancor oggi considerate alla stregua di un latte di tipo industriale qualsiasi, e quindi pagate a prezzi miseri dagli industriali lattiero-caseari. Il Marchio di qualità renderebbe i pastori proprietari di un prodotto certificato di altissima qualità e li metterebbe su un piano di maggiore forza nella contrattazione con gli industriali. Ciò impedirebbe il drenaggio all’estero di una grossa parte di ricchezze derivanti da uno dei nostri settori agro-alimentari più significativi.

Artigianato, commercio e credito

La Regione sarà chiamata a valorizzare ed incentivare l’artigianato sardo e a tutelare il piccolo commercio, anche impedendo l’apertura di altre Città Mercato.

In materia di credito la Regione attuerà l’articolo 4 dello statuto Speciale. In questo ambito emanerà disposizioni alle aziende operanti in Sardegna tese a facilitare l’impiego dei depositi al fine dello sviluppo della piccola e media e impresa di trasformazione, dell’agricoltura, della pastorizia e delle imprese turistiche che reinvestono i profitti in Sardegna.

Verticalizzazione materie prime

Per limitare la rapina delle nostre risorse derivate da estrazione, verrà imposta una sanzione amministrativa, per danno ambientale irreparabile, e la revoca della concessione ai cavatori che esportano materie grezze, verrà invece e incentivata la lavorazione in loco delle stesse.

Sardigna 7/01//2024 Sardigna Natzione Indipendentzia

2 commenti su “PROGRAMMA ELETTORALE ELEZIONI REGIONALI 2024”

  1. Bello interessante completo , penso sia difficile da far leggere ai contati che possiamo inviare , ci vorrebbe la possibilità di poter visualizzare punto per punto.

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