ITALIANI OGGI QUANTO SPAGNOLI O ROMANI IERI – NOI SAREMO SEMPRE QUA
Per entrare nel dibattito aperto da Luciano Piras giornalista della Nuova Sardegna che sembra ritenere la sardità proclamata una “vecchia cartolina”. Si, nelle manifestazioni indosso la maglietta con la scritta “Sardigna no est Italia” e anche quella “A Foras s’Italia dae Sardigna”, qualche volta in occasioni di solenne ufficialità ho indossato “sa Berrita” ma taglio il formaggio con il coltello di plastica. Sono sardo, mi sento sardo e europeo, non mi sento italiano come in passato non mi sarei sentito fenicio, romano, aragonese o savoiardo, la mia terra è la Sardegna tutto l’altro è il resto del mondo. Tutto questo probabilmente non è legale, art. 5 costituzione, ma sicuramente è legittimo e leale, leale verso il mio popolo, la mia gente di oggi, di ieri e di domani. Non sono passatista e rivendico “su disconnotu” e non “su connotu” sono per il superamento della “resistenza”, della “resilienza” e portare la Sardegna verso la “antifragilità” (Nassin Nicolas Taleb), verso su disconnotu, verso la sovranità e l’esistere negati al popolo sardo. Mi piace Dante e Manzoni come Camus e Dostoevskij, non mi sento “anacronistico” ma “pericoloso” sì. Sono pericoloso per lo stato italiano, considero la costituzione italiana una prigione, l’inno italiano un testo imperialista e sanguinario, la scuola italiana un luogo dove si entra shardana e si esce centurioni e i partiti e sindacati italiani “coloni” che per funzione e in cambio di privilegi mantengono i sardi in sudditanza e in necessaria diseconomia. Se sono “foras de conca” lo sono anche i Palestinesi, i Baschi, i Catalani, i Corsi, i Curdi e lo erano anche gli Algerini. Non credo di essere “foras de conca” come non credo lo sia Luciano e chi come lui la pensa diversamente, chi oltre che sardo ed europeo si sente anche italiano, è altrettanto legittimo e con Luciano condivido la distanza dal folclore umiliante, dalle false balentie, dalle interpretazioni formali della sardità e dalla disamistade con i continentali. Quello che conta è il rispetto reciproco perché, anche se si presume che la frase attribuita a Grazia Deledda sia un fake, noi siamo davvero una sintesi, noi siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi, romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi e adesso italiani ma come le attribuzioni passate anche l’italianità passerà dal presente al passato e noi saremo ancora qui, nella nostra terra di sempre, con berrita o senza berrita, nelle nostre “biddas” altrettanto belle quanto i borghi, moderni, capaci di gestire l’intelligenza artificiale e interconnessi con il mondo, del quale siamo un colore indispensabile come gli altri. Noi indipendentisti, figli di della cultura politica endogena umiliata oggi come ieri da compressioni esogene, vogliamo essere i tutori di quel colore e vogliamo entrare nella tela del mondo senza essere diluiti in altri colori anche se da alcuni sardi ritenuti più brillanti.
Bustianu Cumpostu
Coordinatore Nazional di Sardigna Natzione Indipendentzia